Alimentazione consapevole: un’alleata nella lotta contro i tumori

Da anni molti ricercatori concentrano i loro sforzi per individuare negli alimenti sia i fattori di rischio di insorgenza tumori sia i fattori protettivi dagli stessi.
Afferma il ricercatore Domenico Palli dell’Ispo, Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica, erogato Airc, che con il suo team ha appena pubblicato su Breast Cancer Research and Treatment: «È stato ampiamente dimostrato che oltre il 30% dei tumori nasce a tavola ed è quindi determinato da errate abitudini alimentari. Ma oggi sappiamo anche di poter contare sugli “antitumorali alimentari”, ovvero quelle molecole presenti in alcuni cibi che non solo svolgono un ruolo fondamentale nel l’equilibrio delle funzioni vitali dell’organismo, ma possono anche avere un’azione preventiva e terapeutica nei confronti dei tumori».
Ma fino a poco tempo fa i benefici dell’una o dell’altra classe di cibi erano misurati “a spanne”: la sopravvivenza o l’incidenza dell’una o dell’altra malattia si valutava su popolazioni molto numerose di cui si conoscevano approssimativamente le abitudini alimentari. In una ricerca effettuata con il suo team e pubblicata pubblicato su Breast Cancer Research and Treatment, Palli dice che per la prima volta si riscontra proprio nella popolazione italiana il significativo effetto di protezione della verdura, in particolare quella in foglia, nel tumore della mammella.
«Oggi – prosegue l’epidemiologo – sappiamo che vi sono fattori potenzialmente modificabili, legati allo stile di vita, che possono influenzare lo sviluppo del tumore al seno, il più diffuso nella popolazione femminile: tra questi, il peso eccessivo in post menopausa, il consumo di alcool e la scarsa attività fisica. E si può ipotizzare che interventi “preventivi” volti a ridurre questi fattori nella popolazione potrebbero tradursi in una riduzione consistente dell’incidenza di questo tumore».
Il ruolo protettivo svolto da una dieta ricca di verdura nello sviluppo del tumore della mammella è stato ora confermato nell’ambito della sezione italiana dello studio europeo Epic (European prospective investigation into cancer and nutrition study). Coordinato dal l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione e con il supporto finanziario del Programma Europe against cancer della Commissione europea, ha arruolato circa mezzo milione di volontari in 10 paesi europei,  tra cui anche l’Italia, dove sono stati arruolati oltre 47mila volontari, di cui 32.578 donne.
«In questi anni abbiamo registrato oltre mille casi di cancro al seno, ma il dato interessante è che le donne che consumano più verdura, sia cruda sia cotta, hanno un’incidenza del rischio di tumore inferiore di circa un terzo rispetto alle donne che hanno un’alimentazione diversa – continua Palli – Lo studio ci indica che è importante intervenire anche nell’ambito della prevenzione primaria, modificando gli stili di vita ….».
Oggi è possibile anche misurare gli effetti di quel che si mangia direttamente nelle cellule.
Sempre l’équipe di Palli, in collaborazione con un gruppo di ricercatori dell’Istituto superiore di sanità e il supporto dell’Airc, ha studiato anche l’effetto degli stili alimentari sui telomeri, le estremità dei cromosomi correlati all’invecchiamento e alla longevità. Con questo studio effettuato sulle  cellule del sangue di 56 persone sane di cui si conosceva l’alto consumo di cibi di origine vegetale, e di antiossidanti e carotene in particolare, si è osservata una maggiore lunghezza di questi telomeri, che indica uno stato di benessere e di”giovinezza cellulare”.

Condividi...Share on FacebookTweet about this on Twitter