Dalla I guerra del Golfo nuove possibilità di diagnosi del linfedema?

La diagnosi strumentale del linfedema è ancora oggi un problema a causa della struttura particolare del sistema linfatico.
Esso è costituito da una rete di piccoli vasi che trasportano la linfa, un liquido trasparente costituito prevalentemente da acqua contenente proteine, sali, grassi, globuli bianchi, collegati tra loro da gruppi di strutture a forma di fagiolo, chiamati linfonodi e situati in varie parti del corpo. Il loro compito è quello di assorbire questo liquido dagli interstizi delle cellule, talora contenente tracce di corpi estranei e microorganismi, e spingerlo all’interno del sistema venoso che lo purificheranno.
Se il flusso regolare della linfa viene interrotto o danneggiato, si può verificare un rigonfiamento, detto linfedema, nell’area del corpo dove questo danno è avvenuto, a causa dell’accumularsi del liquido che può provocare limitazione nel movimento, dolore,  disagio anche nell’abbigliamento e, se non viene trattato adeguatamente, può rimanere permanente e indurre infezioni.
Le cause principali di questo danno sono i traumi, le malformazioni congenite, la chirurgia per tumori. Le donne operate al seno, ad esempio, sono particolarmente a rischio perché, durante l’intervento per la rimozione del carcinoma, il chirurgo deve asportare uno o più linfonodi ascellari e questo può provocare l’insorgenza del linfedema nel braccio nel lato dell’intervento subito, anche a distanza di anni.
Con le moderne tecniche chirurgiche il rischio di sviluppare un linfedema sono diminuite ma non eliminate, per questo dei ricercatori della University of Texas Health Science Center di Houston stanno cercando di conoscere meglio il sistema linfatico per capirne a fondo il funzionamento e mettere a punto tecniche per un trattamento efficace.
La ricercatrice Eva Sevick, Ph.D afferma che la linfa è un liquido troppo chiaro per essere visibile con i raggi X o con altri sistemi di diagnostica per immagini (imaging scans). Inoltre i vasi linfatici sono così sottili che non è nemmeno possibile iniettarvi il liquido di contrasto usato nelle tecniche di visualizzazione  standard.
I ricercatori hanno allora pensato di applicare in medicina una tecnologia usata durante la prima guerra del Golfo per osservare il flusso della linfa attraverso i vasi, la “near-infrared (night vision) imaging”:
questa tecnica utilizza la combinazione di un colore fluorescente iniettato in piccola quantità sotto la pelle, che a poco a poco viene assorbito dai vasi linfatici e successivamente trasferito nel sistema venoso, di un laser in grado di rendere luminoso questo colorante e di una macchina fotografica capace di captare la sia pur minima quantità di luce. Da tale combinazione ne deriva una sequenza di immagini che, come in un video, evidenziano ai ricercatori il flusso della linfa all’interno dei vasi, lungo tutto il suo percorso.
Ciò permette ai ricercatori di identificare le zone del sistema linfatico a rischio ancor prima che il paziente accusi il problema e rende possibile la messa a punto di nuovi trattamenti o di scoprire nuove possibilità per prevenire  la patologia.

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