Il tuo braccio si è gonfiato?

Forse hai superato lo stress dell’impatto con la diagnosi e la sofferenza delle terapie.
Ti senti uscita da un tunnel, hai voglia di riprendere in mano la tua vita e dedicarti alle tue attività abituali.
Ma ecco che, svegliandoti una mattina, avverti un insolito indolenzimento nel braccio, nel lato della mammella operata; noti un certo gonfiore, forse hai anche qualche difficoltà ad infilare la manica della camicetta o a chiudere il polsino!

E’ normale che la tua prima reazione sia di paura, di smarrimento e che tu ripiomba nello stato d’angoscia che ritenevi ormai vinto, perché non riesci a capire che cosa possa essere successo al tuo braccio. Probabilmente si tratta solo di un accumulo di linfa fuoriuscita dai vasi che la trasportano, detto linfedema, provocato dall’asportazione di uno o più linfonodi che il chirurgo talora è costretto ad effettuare durante l’intervento al seno, per evitare il diffondersi di eventuali cellule maligne.

Può anche darsi che tu ne abbia già sentito parlare e che qualcuno ti abbia detto che ormai, grazie al diffondersi della diagnosi precoce, che individua il tumore in dimensioni sempre più ridotte, alla tecnica chirurgica sempre meno invasiva e all’asportazione del solo linfonodo sentinella, il linfedema non sia più un problema: non è così!
Anche se il problema si è ampiamente ridotto, non è risolto in quanto intervengono altri fattori a provocarlo, ed è oggetto di diversi studi in letteratura (come per es. la sede, l’ estensione dell’intervento, il numero di linfonodi asportati, la radioterapia, l’incremento ponderale).

Perciò non ti allarmare se avverti i primi sintomi di questo disturbo, soprattutto se sono trascorsi due o tre anni dal momento in cui sei stata sottoposta all’intervento chirurgico.

Tieni presente però che questo può capitare in un qualsiasi altro momento: dopo pochi giorni o mesi o molti anni (anche 20 e più).
Fortunatamente l’insorgenza del linfedema non è una conseguenza pericolosa ma, se non viene adeguatamente e tempestivamente trattato, può incrementare di volume, diventare fastidioso, procurare infiammazioni, provocare limitazioni nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana fino a diventare invalidante.

Non tutte le donne operate di carcinoma mammario ne sono affette e, nonostante il grande interesse dei ricercatori nel cercare di individuare i fattori predittivi della sua insorgenza, ancora oggi non sono noti i motivi precisi per cui in alcuni casi si sviluppa ed in altri no.
L’edema viene classificato secondo diversi stadi definiti sulla base della sua gravità e della sua riducibilità: inizialmente è un accumulo molle, circoscritto, che può riassorbirsi del tutto.

Per questo motivo, appena ti rendi conto che un gonfiore si sta formando nel braccio e/o nella mano, poni subito l’arto in posizione di scarico, vale a dire elevato rispetto al corpo, il più a lungo possibile, magari tenendolo appoggiato su un cuscino.
Se però il linfedema non recede agevolmente, o lo fa solo in parte, è consigliabile che tu ti rivolga ad un medico fisiatra specializzato nel trattamento dell’edema linfatico, che potrà valutare la tua situazione e consigliarti il rimedio più idoneo al caso tuo.

Esistono vari tipi di trattamento, ma quello attualmente ritenuto efficace è il cosiddetto “trattamento integrato dell’edema” che consiste nell’ associazione di varie tipologie di trattamento riabilitativo e di metodiche strumentali che vanno dal linfodrenaggio manuale, alla presso terapia sequenziale computerizzata, al bendaggio della mano e del braccio, all’utilizzo di bracciale elastocompressivo con o senza guanto, preferibilmente su misura, ed eventuale all’utilizzo di ultrasuonoterapia per scorrimento. (Nella pagina “Guide utili” di questo sito puoi trovare un opuscolo descrittivo, ampiamente dettagliato, di questa procedura).

Molto importante è affidarsi ad operatori sanitari e tecnici specializzati , per evitare che un approccio riabilitativo sbagliato possa provocare danni anche gravi.
E’ bene però che tu sappia che, ancora oggi, non esiste una cura certa e risolutiva, soprattutto quando si tratta di un edema cronico e/o trascurato: sono disponibili solo trattamenti che alleviano il disagio, limitano il rischio di infezioni e fanno sì che la situazione non peggiori.

Questo è dovuto al fatto che quello linfatico è un sistema complesso, non facilmente ispezionabile con gli strumenti diagnostici standard, in quanto costituito da un liquido trasparente, non visibile, che scorre in vasi molto sottili in cui non è possibile iniettare sostanze di contrasto come avviene per la diagnosi di altri organi.

Tuttavia nuovi metodi di indagine sono oggetto di recenti studi scientifici e, nel caso in cui venisse accertata su ampio spettro la loro validità ed efficacia diagnostica, potrebbero consentire un’analisi più precisa del percorso della linfa e del sito di ostruzione, con la possibilità di poter migliorare il percorso preventivo e di trattamento terapeutico.