La rinascita di Venere: Relazione della Dottoressa Isa Canducci, Ginecologa

Relazione della Dottoressa Isa Canducci, Ginecologa

18 – 10 — 2013

 

Su circa 31000 casi di neoplasia della mammella che si registrano in Italia, 2000 riguardano donne in giovane età. Significativo è l’aumento della sopravvivenza da questa malattia, con un’aspettativa di vita più estesa rispetto al passato, grazie all’introduzione delle terapie neoadiuvanti ed ormonali.

Tuttavia la qualità globale della vita delle donne che hanno superato il tumore è compromessa sotto differenti punti di vista: psicologico, sociale, fisico. Le giovani donne sopravvissute alla neoplasia (cancer survivor) rappresentano la categoria che maggiormente richiede strategie di supporto emotivo e comportamentale necessarie per correggere i sintomi fisici e psicologici.

La chemioterapia neoadiuvante può determinare amenorrea transitoria o permanente nelle donne  che non hanno ancora raggiunto l’età della menopausa, a cui può seguire la comparsa di sintomi vasomotori e infertilità. Le donne giovani sono maggiormente suscettibili alla tossicità della chemioterapia e si stima che dal 33 al 77% di questa soffrono una transizione precoce verso la menopausa, a cui si accompagnano problemi di natura sessuale e di infertilità. I disturbi d’ansia e la depressione sono condizioni frequenti, ma più pronunciati nelle donne giovani. Tra questi sensi di colpa e inutilità, associati a prdita di sonno, disturbi dell’appetito e dolore cronico.

Il ginecologo donna ha un ruolo privilegiato nel rapporto con la paziente oncologica che le consente di instaurare quel dialogo speciale che permette di venire incontro a quelle esigenze legate alla condizione menopausale indotta, diversamente taciute o appena accennate, per pudore o per riferita scarsa sensibilità da parte della classe medica maschile.

Come intervenire in questi casi non potendo usufruire della terapia sostitutiva ormonale?

Sui sintomi a breve comparsa che si inquadrano nella sindrome vasomotoria (vampate, sudorazione, cambiamenti del tono dell’umore, insonnia) cui si associano i dolori osteoarticolari/muscolari, si può intervenire con integratori contenenti: Cimifuga racemosa, Acido alfa lipoico, rodiola, melissa, escolzia, valeriana, vitamine del gruppo B, zinco, ferro e acido folico.

Per i disturbi a media comparsa (urogenitali): bruciore, secchezza vaginale, dolore ai rapporti, sensazione di dover mingere spesso, un buon supporto viene dall’acido ialuronico e dalla vitamina E, nelle diverse formulazioni (gel, creme, ovuli) purchè utilizzato con costanza. Molto utili sono gli esercizi di stretching pelviperineale associati che permettono una buona prevenzione del prolasso delle pareti vaginali e dei disturbi della minzione spesso associati, consentendo di migliorare il dolore durante i rapporti sessuali.

Non dimentichiamo la possibilità di associare pratiche di medicina alternativa quali l’agopuntura e lo yoga con risposte positive decisamente favorevoli.

Nei casi più difficili di secchezza e dolore vaginale, la moderna scienza mette a disposizione un trattamento laser già ampiamente sperimentato in dermatologia che consente un vero re proprio ringiovanimento vaginale ripristinando quelle caratteristiche di elasticità, tonicità e lubrificazione tipici della vagina in età fertile. Tale trattamento si chiama Monna Lisa Touch.

E per i disturbi a lungo termine quali osteoporosi, rimando al prossimo incontro che tratterà nello specifico l’argomento.

 

Nota

A proposito dei contraccettivi: le nuove formulazioni a baso dosaggio, se da un lato garantiscono l’efficacia contraccettiva nonché i “benefici non contraccettivi dei contraccettivi”, con contemporanea riduzione dell’entità degli effetti collaterali tipici, dall’altra mantengono un’attività sub liminare dell’ovaio. Tale residua attività ovarica soprattutto in contraccettivi con progestinico androgenico potrebbe promuovere, in soggetti geneticamente predisposti, un aumento dell’incidenza della neoplasia mammaria. Tale particolare è da tenere in meritevole considerazione allorchè ci si appresta ad effettuare terapie oncosoppressive. In relazione al BMI e al peso della paziente durante il percorso terapeutico, valutare l’opportunità di un follow up Ecografico ed ormonale più stretti, per modulare al meglio i dosaggi delle terapie in corso, al fine di dare maggiore sicurezza e fare una buona prevenzione.

 

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