La rinascita di Venere: relazione della Dottoressa Pamela Bagli, Psicologa

L’obiettivo della psicologia è migliorare la qualità della vita:

La diagnosi di tumore, in un qualsiasi organo a prescindere dall’età e dal momento della vita in cui la persona si trova a doverla affrontare, è un evento traumatico che scatena una serie di emozioni,  pensieri, vissuti, sensazioni corporee, cambiamenti e domande che sconvolgono la persona.

Esaminiamo che cosa succede di fronte alla diagnosi di tumore al seno:

Quali sono i problemi psicologici principali che una donna colpita da questa malattia si trova ad affrontare?
Choc, incredulità, disorientamento, paura, senso di minaccia, disperazione, angoscia, rabbia, paura del cambiamento: frequentemente la donna li vive tutti assieme, chi più chi meno, chi con una sequenza chi con un’altra, sono comunque queste le emozioni che la donna deve affrontare.           Le prime reazioni e domande che ci si pone di solito sono: “non è possibile, vi siete sbagliati, perché proprio a me, perché proprio in questo momento, che cosa ho fatto di male?”
Possiamo affermare che senso di colpa, vergogna, disistima, scarsa fiducia in sé, senso di impotenza di fronte a una malattia così importante, paura e angoscia sono i vissuti più intensi a livello psicologico. Ci sono reazioni psicologiche sul versante depressivo quali: sentimento di tristezza, di vuoto, irritabilità, rabbia, senso di apatia, isolamento, a volte anche l’alterazione dei ritmi vitali quali il sonno e/o l’appetito, perdita di interesse per quello che sono le normali attività, difficoltà di concentrazione, di attenzione, pensieri negativi.
Tutte queste emozioni  e vissuti  rappresentano quello che viene chiamato “distress” o disagio psicologico. Si tratta di reazioni “normali” ad una diagnosi di tumore al seno che dovrebbero però esaurirsi in un arco temporale di circa 4/6 mesi.
Se entro questo tempo una donna riesce ad elaborare i suoi vissuti, rimaniamo nel disagio psicologico reattivo, altrimenti queste emozioni/reazioni possono diventare delle vere e proprie Sindromi Psicopatologiche: parliamo di Depressione Maggiore, Disturbi d’Ansia, Attacchi di Panico, Fobie, Sindrome Post-Traumatica da Stress, Disturbo dell’Adattamento, Sindrome Mista Ansioso Depressiva, ovvero patologie psichiatriche che spesso necessitano anche di trattamenti farmacologici.
Va comunque sottolineato che il cambiamento o gli sbalzi dell’umore dipendono anche dalle terapie mediche (chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale ecc.) dalle loro conseguenze/effetti collaterali quali la caduta dei capelli, la nausea, il vomito, l’astenia, dai cambiamenti fisici dovuti al cortisone (gonfiore, aumento di peso o dimagrimento, rossore), vampate di calore, insonnia, irritabilità. E’ difficile stabilire quello che è realmente causato dalla psiche o dalle terapie, spesso si tratta di concause.
Si riportano alcune frasi che le donne dicono per inquadrare i vissuti psicologici descritti.

Fase della diagnosi:
–  “Rimbomba nella mia mente sempre e solo questa parola “tumore”;
–   “Il lacrime scendevano sul mio viso, non riuscivo a parlare, ero tutta bloccata”;
–   “Il tempo si è fermato, ha messo la retromarcia e mi ha travolta”.
Emozioni e reazioni psicologiche:
–  “Ho perso la fiducia in me stessa non mi riconosco, sono debole e insicura”;
–  “Sono sempre arrabbiata, vedo tutto nero, penso che non tornerò più quella di prima”;
–  “Ho paura di non farcela che le terapie non funzionino e che la malattia ritorni”.

Immagine corporea-fisica:

Lungo il percorso terapeutico del tumore al seno cambiano l’identità corporea, l’immagine del proprio corpo, con conseguenze pesanti soprattutto nelle donne giovani in cui l’ideale di bellezza,  di perfezione, il senso dell’estetica hanno un peso fondamentale. Il corpo infatti è quella parte di noi che si relaziona con gli altri, che è percettibile e i cambiamenti indiscutibilmente visibili agli altri quali ad esempio la caduta dei capelli implicano una componente sociale e relazionale che deve essere affrontata.
A partire dall’intervento chirurgico si devono fare i conti con un seno che non c’è più per la mastectomia o un seno che cambia per la quadrantectomia, con la cicatrice;  poi il tatuaggio della radioterapia che è permanente anche se piccolissimo. Molte donne dicono “è un marchio per me”.   La chemioterapia, con la conseguente caduta dei capelli, il dimagrimento o l’aumento di peso, il gonfiore, ecc.
Ecco alcune frasi relative al cambiamento dell’immagine corporea:
–  “Perdere i capelli è stato uno choc più grande che perdere il seno”;
–  “Non sono riuscita a guardarmi, a toccarmi per mesi dopo l’intervento”;
–  “Il mio corpo ferito non mi appartiene più, mi sento mutilata”;
–  “Sono grassa e gonfia, non mi riconosco”;
–  “Sono uscita con mio marito e tutti mi guardavano come fossi un mostro”;
–  “La chemio mi ha privata delle mia femminilità, dei capelli, a cos’altro devo rinunciare?”

Rapporto con la femminilità:

La femminilità deve essere descritta come un insieme di caratteristiche fisiche, psicologiche e comportamentali che appartengono e caratterizzano una donna, però la correlazione femminilità – seno è molto importante. Nella nostra cultura è un binomio inscindibile, che ha origini ataviche.     La femminilità è intrinseca in ognuno di noi non si può asportare chirurgicamente né si può perdere, è qualcosa che ci appartiene dentro.
Le frasi delle donne:
–  “Ho paura di non essere più femminile, attraente, di non piacere agli altri”;
–  “Mi sento ferita nell’anima non mi piaccio più, non sento nulla, non sogno più”;
–  “Mi hanno privata della mia femminilità del mio essere donna”;
–  “Tornerò quella di prima? Prima mi sentivo una vera donna”;
–  “E’ terribile essere pelata, dover mettere un gatto morto sulla testa”;
–  “Piango in silenzio per il mio seno che mi è stato sradicato”.

La maternità:

Essere mamma quando viene diagnosticato un tumore al seno è un’altra grande preoccupazione con cui dobbiamo fare i conti. Come abbiamo già detto, il seno ha un forte valore simbolico, universale e arcaico, condiviso da tutti per quanto riguarda la femminilità ma lo è anche come simbolo di vita, di fertilità e prosperità, fonte di nutrimento e di piacere per il bambino.
Quindi quali sono le paure collegate all’essere mamma?
Per le donne giovani che non hanno figli, la paura è di non poterne avere nessuno o non averne più altri.
Il problema si pone anche per chi ha già figli, il senso di colpa verso di loro, il non sapere come comportarsi  e come comunicare la malattia, l’angoscia di doverli lasciare…
Le frasi sono:
–  “Sono troppo presa dal mio dolore che non riesco ad occuparmi dei miei figli”;
–  “Loro mi chiedono, ma io come posso dir loro che ho un tumore?”;
–  “Mio marito pensa che sarebbe meglio per loro non sapere”.
A questo proposito, si può creare un difficile rapporto conflittuale tra moglie e marito che non pensano spesso allo stesso modo sul comportamento da tenere con i figli:
–  “Non sono più una buona madre, ho paura di tutto; sono ansiosa anche con i miei bambini e gli sto troppo addosso”;
–  Con i figli non posso parlare, con mio marito nemmeno, con i genitori nemmeno, allora chi mi ascolta?”

La sessualità:

Il seno è simbolo di seduzione, di desiderio, determina un’identità sessuale ed influenza la relazione con il partner. La sessualità cambia tantissimo con alcune terapie, soprattutto quelle ormonali, per cui il desiderio sessuale nella donna può scomparire o ridursi; tali farmaci possono determinare secchezza vaginale, difficoltà di lubrificazione, dolore nei rapporti e a volte anche incapacità di raggiungere piacere. Tuttavia, spesso non è facile determinare quanto c’è di psicologico e quanto  di bio-chimico, per cui siamo ancora una volta di fronte a un mix di cause che va interpretato e risolto, anche se tutto questo assieme è alquanto complesso.
Le frasi sul tema della sessualità sono:
– “Non sopporto che mio marito mi guardi nuda e ne soffra”;
–  “Ho dolore e poi non me ne frega più niente del sesso”;
–  “Ho paura di perdere mio marito e che mi possa abbandonare (questa è un’angoscia molto forte)”;
– “Perdere un seno ha modificato la mia sessualità”;
–  “Evito ogni contatto con mio marito per la vergogna e senso di colpa”;
–  “Come è possibile cambiare così tanto?“;
–  “Non pensavo che la terapia cambiasse anche la sessualità”.
Il “non sapere” è un altro aspetto che troviamo spesso nelle donne che non sono preparate a questa complicazione, causata soprattutto dal falso pudore che ostacola il medico ad affrontare l’argomento e la donna che deve chiedere, si trova sola di fronte alla difficoltà e non sa come affrontarla e come risolverla.

A conclusione una frase:
“Che si tratti del nostro spirito, della nostra creatività della nostra unicità, la più grande tragedia è permettere a una parte di noi di morire mentre siamo ancora vive”.

 

 

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