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Lavoro | Invalidità Civile e Pensione di Invalidità

Durante i nostri incontri “Conoscere per vivere in salute” abbiamo affrontato un argomento che sembra marginale per le donne malate di tumore al seno, ed in generale per le malate oncologiche: il Lavoro.

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I pensieri vanno verso altre direzioni, le cure, le visite, i disagi, e pensare anche al posto di lavoro sembra solo un peso in più, ma conoscere la normativa e sapere quali passi fare può semplificare, almeno in parte, la situazione, una volta tornati alla normalità.
Non solo, conoscere i diritti e i doveri in situazioni di malattia oncologica, proteggere la donna da situazioni, a volte spiacevoli all’interno dell’ambiente lavorativo.
Abbiamo così riassunto l’incontro del 24 gennaio 2015 con i punti principali dell’intervento della Dott.ssa Monica Dobori.
L’argomento è molto ricco e per non perdere ogni sfumatura pubblicheremo più articoli a più riprese.
Oggi parliamo di Invalidità Civile e Pensione di Invalidità.

Cosa si consiglia alla lavoratrice che si ammala di tumore al seno?
Due strade:

  • Invalidità civile
  • Pensione di invalidità

Alla domanda di Invalidità Civile (legge 104/92) seguono due verbali:
•    Verbale di invalidità: che assegna una % di invalidità;
•    Verbale 104: che assegna alla paziente un giudizio dello stato della persona.

 

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Vantaggi dell’INVALIDITA’ CIVILE secondo la l. 104:
La procedura è molto veloce. Dopo aver presentato la domanda si viene chiamate entro 15 giorni per la visita e i verbali vengono consegnati immediatamente così che la paziente accede subito ai benefici.

 

BENEFICI DELL’INVALIDITA’ CIVILE:

  • Economici – pensione di invalidità (secondo alcuni parametri di reddito);
  • Previdenziali – secondo la legge 388/2006 si può accedere a due mesi di contributi per ogni anno di lavoro con invalidità (condizione richiesta uguale o sup. al 75% di invalidità)
  • Assistenziali – si può richiedere un congedo straordinario per cure per un massimo di 30 giorni per anno solare, riservata ai lavoratori con una invalidità superiore al 50%, che debbano assentarsi dal lavoro per effettuare cure connesse alla infermità invalidante riconosciuta. Il concedo è retribuito ed è a carico del datore di lavoro. Inoltre si ha la possibilità di accedere alle norme per il diritto al lavoro dei disabili.

 

All’interno dell’ambito lavorativo esiste anche il collocamento mirato?
Il collocamento mirato è quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle in attività confacenti allo stato di salute residuo.

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La valutazione deve tenere conto delle capacità della persona sul piano relazionale , dell’apprendimento, delle capacità professionali, della formazione posseduta, delle attitudini.
Questo può valere sia per chi è in cerca di un lavoro, sia per chi è già occupato ma ha subito una modifica della propria capacità lavorativa.
Non bisogna dimenticare inoltre che la lavoratrice, una volta rientrata sul posto di lavoro, può richiedere una visita al medico competente aziendale per valutare assieme a lui quali mansioni possa  svolgere .

 

LE AGEVOLAZIONI DELL’INVALIDITA’ L. 104
PART TIME

I malati oncologici possono anche chiedere di trasformare il proprio rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale così come previsto dal decreto legislativo 276/2003.
Tale diritto è una potestà che non può essere negata da esigenze aziendali.

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All’accordo tra le parti è rimessa invece la quantificazione dell’orario ridotto e la modalità di svolgimento dello stesso.
Il rapporto di lavoro dovrà poi essere trasformato nuovamente a tempo pieno a richiesta del lavoratore.

 

PENSIONE DI INVALIDITA’ INPS (art. 1 legge 222/84)
Per accedere alla pensione bisogna rispettare due requisiti:
Sanitario: accertare la situazione sanitaria di limitazione della paziente.
Amministrativo: periodo di contribuzione. Aver versato un minimo di cinque anni di contributi, di cui almeno tre pieni negli ultimi cinque anni dalla presentazione della domanda.
Se si soddisfano entrambi i requisiti viene erogato dall’Inps un assegno mensile calcolato sui contributi versati fino alla data della domanda, assegno che è compatibile con l’attività lavorativa e che ha una durata di 3 anni .
Allo scadere del triennio la lavoratrice viene di nuovo sottoposta a visita tesa a verificare la permanenza del requisito sanitario.
Nel caso in cui invece la lavoratrice venga ritenuta permanentemente impossibilitata a svolgere qualsiasi attività lavorativa, e quindi cessi il suo rapporto di lavoro avrà diritto alla pensione di inabilità ( art. 2 legge 222/84) che si differenzia dall’assegno di invalidità per l’attribuzione di una maggiorazione contributiva .

Ancora più difficile è la situazione delle lavoratrici autonome con partita IVA a cui è concessa la possibilità di fare la domanda di invalidità, ma l’assegno sarà, purtroppo, più basso rispetto alle lavoratrici dipendenti. Considerando anche il disagio di non poter dedicare tempo alla propria attività durante la malattia.

 

 

Nel prossimo articolo parleremo del PERIODO DI COMPORTO.

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