Le nanotecnologie “rallentano” il tumore al seno

Un nuovo studio di ricercatori svizzeri  ha evidenziato che, valutando  la  diversa  rigidità nelle proprietà fisiche del tessuto tumorale, permette di intervenire sul processo degenerativo.

Si tratta di un importante passo avanti nella lotta al cancro alla mammella perché, conoscere questo meccanismo biomeccanico tipico delle cellule killer consente di fermare la migrazione del tumore e lo sviluppo delle metastasi e apre la strada a più precise diagnosi e a nuove terapie.

Gli scienziati dell’Università di Basilea, per determinare la rigidità dei tessuti delle cellule tumorali, si sono avvalsi di un microscopio di ultima generazione a forza atomica adatto allo scopo.

Marija Plodinec , che ne è l’inventrice, ha chiamato lo studio da lei stessa messo a punto ARTIDIS, e cioè “Autometed and Reliable Tissue Diagnostics” ed ha coordinato  il lavoro di altri colleghi.

I ricercatori hanno spiegato che “… la trama del tessuto mammario colpito da tumore differisce da quello sano …”. Infatti il primo è costituito da un insieme di zone rigide e molli, il II invece ha una rigidità uniforme. Questo potentissimo strumento è in grado di scannerizzare l’organismo umano su scala nanometrica e offre ai medici la possibilità di individuare le differenze. Nel giro di pochi anni, quando sarà sviluppata l’applicazione medica di ARTIDIS, sarà possibile anche rimodulare le terapie sul paziente.

“Il vantaggio fondamentale di questa tecnologia è che può fornire una stima dell’aggressività del tumore e della diffusione metastatica in base alla firma nano meccanica unica. Quindi potrebbe essere in grado di darci un valore predittivo come marcatore per le applicazioni terapeutiche”, afferma la dottoressa Plodinec.

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