Nuove tecniche di ricostruzione della mammella dopo la chirurgia per tumore al seno

Si sta parlando da qualche tempo della nuova tecnica chirurgica che prevede l’auto-trapianto di cellule staminali per ricostruire una parte del seno dopo l’asportazione di un tumore.

Abbiamo chiesto al Dott. Domenico Samorani, chirurgo oncoplastico dell’Azienda USL di Rimini, il suo parere in proposito.

“Si tratta sicuramente di una tecnica da prendere in considerazione anche se fino ad un anno fa la cautela era più che dovuta in quanto la sua sperimentazione non era stata espletata” dice il Dott. Samorani. “Oggi, i primi dati ci incoraggiano ad intraprendere questa nuova strada, ma la prudenza è d’obbligo.

Anzitutto, va precisato che il Lipofilling è una tecnica che aggiunge, ma non sostituisce quelle conosciute e sperimentate da decenni. Pertanto, occorre precisare le sue indicazioni. Il lipofilling è, principalmente, una tecnica che mira a correggere i difetti della mammella operata sia dopo la chirurgia conservativa che ricostruttiva. E’ ancora troppo presto per poter pensare di ricostruire completamente una mammella asportata solo con la tecnica del Lipofillig. Si pensi che per riempire un piccolo difetto nella mammella operata occorrono almeno 3 sedute di liposuzione e lipofillig, poiché la percentuale di attecchimento del tessuto adiposo iniettato sotto il derma è inferiore al 40%. Inoltre, nel tempo, il linfograsso iniettato tende a produrre microcalcificazioni; per tanto, la sua distribuzione ubiquitaria nella regione mammaria potrebbe creare problemi ad una corretta identificazione di microcalcificazioni neoplastiche. Cautela, dunque.

In secondo luogo, forzando le indicazioni, si potrebbe anche tentare di ricostruire una mammella asportata col solo lipofilling, purchè  si tratti di piccoli volumi per evitare alla donna decine e decine di sedute di liposuzione. In sintesi, la paziente deve essere ben informata di quanto le possa costare – in termini di sacrificio – l’ottenimento di un  beneficio non proprio calcolabile.

In terzo luogo, la sperimentazione di questa tecnica è così iniziale che suggerisco di prenderla a piccole dosi. Infatti, uno dei rischi possibili è la presunta capacità di trasformazione di queste cellule staminali in cellule neoplastiche. Solo uno stretto follow up in un adeguato periodo di tempo (10 anni almeno) potrà permetterci di confermarne la validità fino ad allargarne le indicazioni”.

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