Nuove terapie per il carcinoma della mammella – Parte 2

Nella prima parte dell’aggiornamento sulle nuove terapie nel tumore mammario ci siamo occupati delle pazienti con iperespressione sulla superficie cellulare del recettore epiteliale

cura del carcinoma mammario

conosciuto con la sigla Her2 (20% delle pazienti circa).

In questa seconda parte ci occuperemo delle novità terapeutiche dell’altro 80%, naturalmente con recettore  Her2 espresso sulla superficie cellulare normalmente.
In queste pazienti le novità più importanti attengono a quel gruppo definite come triplo negativo (30% dei casi) (negative per espressione dei recettori per gli estrogeni, il progesterone e l’Her2).

In questo gruppo è stato verificato che la terapia di maggiore efficacia risulta essere la chemioterapia, in particolare le Antracicline, i Taxani e gli Alchilanti.
In questo gruppo di casi se si raggiunge la risposta completa (in particolare  sul vetrino istologico, 40% dei casi) la speranza di guarigione appare molto più elevata.

Altro farmaco nuovo in questo gruppo risulta essere il Bevacizumab (anticorpo contro un recettore delle cellule dei vasi del tumore) con un guadagno in risposta di circa il 15% rispetto alle terapie tradizionali.
Questo risultato appare più evidente nella malattia con noduli metastatici.

Nell’altro grande gruppo di pazienti con recettore Her2 negativo, ma con recettore per gli estrogeni e il progesterone positivi, la grande novità è rappresentata dalla caratterizzazione della malattia su base genetica.
Un set (gruppo) di 70 geni è stato identificato, sulla base dei quali tre gruppi di pazienti sono state identificate: a basso, medio e alto rischio.

Nello studio, il cui acronimo risulta essere MINDACT, le pazienti con basso rischio vengono curate con gli ormoni (efficacia e bassi effetti collaterali), le pazienti ad alto rischio con la chemioterapia (maggior efficacia), le pazienti a rischio intermedio vengono trattate alternativamente con chemioterapia e ormonoterapia.

Per il resto sta prevalendo la “filosofia” terapeutica basata sui dati che nelle pazienti ad elevata espressione dei recettori per gli estrogeni e il progesterone debba prevalere l’ormonoterapia salvo che per le pazienti ad alta cinetica (Ki 67 elevato, alta frazione di crescita).

Fra i nuovi farmaci possiamo citare l’Epirubulina, che appare farmaco attivo anche nelle pazienti che hanno eseguito numerose linee di trattamento (40%, di risposta) e i “parp-inibitori”, chemioterapici attivi nelle pazienti con tripla negatività dei recettori (Er-, Pgr-, e Her2-) anche trattate in precedenza con più farmaci.

Due farmaci in sperimentazione sono l’Olaparib e il suo analogo in vena.

Prof. Alberto Ravaioli

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