Nuovi farmaci per il cancro metastatico: ecco gli ultimi dati

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Salute Seno

In collaborazione con:  
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Simone Valesini

È alta l’attesa per gli inibitori di CDK, una nuova classe di farmaci che promette di rivoluzionare il trattamento dei tumori al seno avanzati. I nuovi risultati, presentati al meeting annuale della AACR, non sono ancora quelli sperati
Dal meeting annuale della American Association for Cancer Research (AACR), appena conclusosi a New York, arriva un nuovo aggiornamento su due dei farmaci più attesi per i prossimi anni: il palbociclib della Pfizer e l’LY2835219 della Eli Lilly. Le due molecole (di cui vi avevamo parlato poco tempo fa in questo articolo) appartengono a una nuova classe di farmaci definiti inibitori di CDK, capaci di bloccare l’azione di alcuni enzimi – le chinasi cicline dipendenti 4 e 6 – che svolgono un’azione fondamentale per la proliferazione dei tumori al seno sensibili agli ormoni femminili. Nonostante le aspettative altissime per i due medicinali (per il pablociclib si parla già di un possibile mercato da cinque miliardi di euro annui), i risultati attesi sembrano ancora lontani.
Palbociclib. Quello della Pfizer è il più promettente tra gli inibitori di CDK in fase di sperimentazione, e anche quello che si trova già nelle fasi più avanzate di sviluppo. Già lo scorso aprile infatti, la Food and Drug Administration (Fda) lo aveva inserito tra le Breakthrough Therapy, cioè tra le molecole il cui sviluppo deve essere accelerato perché molto promettenti. Al meeting dell’AACR i ricercatori della University of California di Los Angeles hanno presentato gli attesi risultati dello studio di fase 2 PALOMA-1, che ha valutato l’efficacia di una terapia con palbociclib e letrozolo contro il solo letrozolo (l’attuale terapia standard) su tumori al seno metastatici sensibili agli ormoni femminili in donne in menopausa. I risultati, se pur positivi, non sono però ancora quelli sperati.
Con il nuovo farmaco infatti, il periodo di stop della progressione di malattia (cioè in cui il farmaco blocca lo sviluppo del tumore) è praticamente raddoppiato, passando dai 10,2 mesi col solo letrozolo a 20,2 con l’aggiunta del palbociclib. La sopravvivenza media delle pazienti, però, non ha mostrato variazioni significative. Bisognerà quindi attendere un tempo di osservazione più lungo per scoprire se il palbociclib sarà effettivamente in grado di mantenere le premesse.
LY2835219. Il farmaco della Eli Lilly invece è ancora nelle fasi iniziali di sviluppo, ma negli studi preclinici ha già dimostrato una potente azione antitumorale su diverse linee cellulari di tumore al seno sensibile agli ormoni femminili. Al meeting di New York, i ricercatori della South Texas Accelerated Research Therapeutics hanno presentato i risultati di uno studio di fase 1 che ha coinvolto 132 pazienti con diversi tipi di tumore, tra cui 36 donne con tumore al seno metastatico. Le pazienti hanno ricevuto LY2835219 come unica terapia per un mese, e nel 25% dei casi il farmaco ha effettivamente ridotto le dimensioni del tumore, riuscendo comunque a bloccarne la crescita in un altro 55%. La sopravvivenza in assenza di progressione di malattia è stata invece in media di 9,1 settimane (inferiore a quella registrata con il letrozolo). È presto dunque per dire quale sarà la reale efficacia del farmaco, ma a tenere alta l’attesa è la bassa incidenza di effetti collaterali, che permetterebbe di somministrare la terapia in modo continuativo, al contrario di farmaci come il palbociclib, dove bisogna interrompere i trattamenti ogni tre settimane.

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