Nuovi farmaci per l’efficacia della radioterapia

Un gruppo di ricercatori dell’università di Torino, in uno studio pubblicato sul «Journal of the National Cancer Institute», ha dimostrato che le cellule tumorali si difendono dalle radiazioni attivando un programma genetico che ne favorisce la sopravvivenza e addirittura ne può scatenare la fuga dalla massa tumorale, bersagliata dalla radioterapia.

Da tempo si sa che alcune cellule del tumore possono resistere alle radiazioni, sviluppare meccanismi di difesa e causare la recidiva dopo il trattamento.
Studi recenti hanno dimostrato che la «radioresistenza» è una prerogativa specifica delle «cellule staminali del cancro», quelle cellule che, probabilmente, sono responsabili dell’insorgenza del tumore, della sua resistenza nonostante le terapie e della diffusione di metastasi.

I ricercatori stanno tentando di scoprire i meccanismi della radioresistenza per inattivarli e aumentare l’efficacia della terapia. L’obiettivo è riuscire a debellare anche le cellule staminali del cancro.
I ricercatori spiegano che la risposta di difesa alla radioterapia è orchestrata dall’oncogene MET che si attiva quando le radiazioni danneggiano la sua parte più preziosa, cioè il DNA, e aziona processi capaci di riparare i danni indotti dalle radiazioni, risvegliando i «muscoli» della cellula e spingendola ad allontanarsi dalla zona irradiata, alla ricerca di condizioni ambientali più favorevoli, causando così, probabilmente, la disseminazione di metastasi.

A Candiolo hanno ricostruito il percorso che parte dal danno causato dalle radiazioni, passa per l’attivazione dell’oncogene e termina con lo scatenamento della risposta di autoconservazione delle cellule malate.
La domanda che i ricercatori si sono posta è stata: «E’ possibile rendere le cellule tumorali più vulnerabili alle radiazioni (e ad altri tipi di terapia), inibendo i meccanismi di difesa scatenati da MET?»
La ricerca è stata eseguita su alcuni tumori, tra cui il tumore al seno.
E’ stato messo a punto un protocollo in cui la radioterapia è stata combinata con un farmaco capace di bloccare MET e si è così osservato che l’inibizione farmacologica del gene ha compromesso le capacità delle cellule tumorali di difendersi dalla radioterapia.

Il trattamento combinato ha perciò eliminato le cellule tumorali in modo più efficace del solo trattamento radioterapico.
Attualmente questi studi hanno un valore «preclinico», in quanto sono ancora in una fase sperimentale, ma la somministrazione ai pazienti è prossima. Sarà quindi possibile studiare, attraverso studi clinici controllati, se l’inibitore del gene MET possa rendere più rapidi e duraturi gli effetti della radioterapia.

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