Nuovi risultati della ricerca sui farmaci per la cura del tumore al seno

Un gruppo di ricerca Giapponese ha pubblicato recentemente un articolo [1] per aggiornare risultati di uno studio clinico di terapia adiuvante iniziato nel 1996 dopo un lungo follow-up. In questo studio le pazienti operate per tumore mammario con linfonodi ascellari negativi, ma ad alto rischio ricaduta in base alle caratteristiche clinico-patologiche della malattia, venivano assegnate a due gruppi selezionati con una specie di sorteggio (studio randomizzato) per effettuare due diverse terapie adiuvanti: uno, con UFT, un farmaco antitumorale assunto giornalmente per bocca per 2 anni, l’altro con 6 cicli di poli-chemioterapia con schema CMF (durata di sei mesi). Lo studio ha dimostrato che i due trattamenti sono equivalenti nel ridurre il rischio di recidiva e  migliorare la sopravvivenza a 5 anni, con effetti collaterali diversi. In particolare nelle pazienti trattate con UFT la caduta dei capelli è stata inferiore, la riduzione dei globuli bianchi è stata più lieve, e complessivamente la qualità di vita (misurata con questionari specifici) è stata migliore rispetto alle pazienti che hanno ricevuto il CMF; al contrario l’insorgenza di diarrea, come atteso per questo farmaco, è stata più frequente con l’UFT.  Diversamente da quanto osservato dagli sperimentatori Giapponesi, un simile studio Americano (CALGB 49907) presentato nel 2008 a Chicago in occasione del congresso dell’Associazione Americana di Oncologia (ASCO) [2] non è risultato altrettanto positivo. In questo studio pazienti di età superiore a 65 anni venivano randomizzate ad un trattamento con cicli di Capecitabina (farmaco orale simile all’UFT) per 6 cicli oppure a polichemioterapia con 6 cicli di CMF o 4 cicli di AC (Adriamicina e Ciclofosfamide): la capecitabina da sola è meno efficace della polichemioterapia, giustificando il ricorso a quest’ultima, quando necessario e possibile, anche nella paziente anziana. Non è facile spiegare la differenza dei risultati dei due studi, tuttavia la somministrazione protratta (per due anni anziché per sei mesi) e giornaliera (anziché a cicli) dell’UFT potrebbe portare ad un maggiore effetto antitumorale anche in rapporto all’effetto antiangiogenetico (soppressione della angiogenesi, processo di produzione di vasi ematici che accompagna lo sviluppo tumorale) della chemioterapia protratta, con basse dosi di UFT.

1)      Watanabe T, Sano M, Takashima S, Kitaya T, Tokuda Y, Yoshimoto M, Kohno N, Nakagami K, Iwata H, Shimozuma K, Sonoo H, Tsuda H, Sakamoto G, Ohashi Y. J Clin Oncol. 2009 Mar 20;27(9):1368-74.

2)      Muss HB, Berry DL, Cirrincione C, et al: Standard chemotherapy (CMF or AC) versus capecitabine in early-stage breast cancer (BC) patients aged 65 and older: Results of CALGB/CTSU 49907. J Clin Oncol 26:8s; 2008 (suppl) abstr 507

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