Presentazione del corso su “Femminilità, sessualità, e tumore al seno”

Un argomento difficile quello della sessualità di cui si parla poco o affatto nel contesto della patologia e spesso costituisce un disagio vissuto drammaticamente in solitudine. Anche il medico preferisce delegarlo alla sfera del privato, archiviandolo come “un effetto collaterale indesiderato”. Ma noi sappiamo che si tratta di un problema complesso che coinvolge molti aspetti della vita che vanno dal contesto socio culturale in cui la donna vive, a quello sanitario, a quello psicologico.

Tutti sappiamo che una diagnosi di cancro alla mammella rappresenta un trauma, così come lo è ogni tipo di cancro, che improvvisamente ci mette di fronte ai grandi temi della vita e della morte ma, a questi sentimenti,  si affianca l’aggressione al simbolo della femminilità, dell’attrazione sessuale, della maternità.

Oggi sono stati raggiunti obiettivi  importanti nella cura del tumore al seno , che consentono una sopravvivenza e una guarigione che supera l’85% dei casi, ma ancora non è possibile evitare la chirurgia. Questa, nonostante le innovazioni tecniche considerevoli, non può evitare di lasciare tracce dell’intervento sul corpo della donna.

Ma il contesto culturale nel quale oggi viviamo impone un’immagine di donna perfetta  dal punto di vista estetico. Televisione, giornali, mass media sbattono in prima pagina corpi femminili prorompenti, desiderabili, affascinanti.  Ogni aspetto della vita sociale mette al centro in modo più o meno ammiccante il sesso. La donna non è tanto apprezzata per le sue qualità morali e intellettuali ma rispetto alla sua capacità di attrarre il maschio.

Non è dunque difficile comprendere come danno estetico al seno, simbolo per eccellenza della femminilità, e terapie producano nella donna un impatto negativo che la portano a non accettare più la propria immagine corporea, alla perdita dell’autostima, al sentimento di inadeguatezza nel rapporto con gli altri, compreso il proprio compagno, con il rischio di mettere in crisi il rapporto di coppia soprattutto se questo non era già ben solido anche prima della diagnosi.

Noi però riteniamo che oggi cominciano a esserci le condizioni materiali e psicologiche perché il medico possa assumere un ruolo positivo verso la soluzione di questi problemi. Dalla nostra esperienza diretta, abbiamo tratto la percezione che sempre più egli avverte il bisogno di relazionarsi con il paziente  inteso non più come “un pezzo malato” ma come un soggetto complesso in cui ansie, paure, emozioni esasperate fanno parte della patologia da curare.

Così come, anche nella paziente, si fa sempre più forte il bisogno di cercare sicurezze, conoscenze e la volontà di stabilire con il medico un rapporto di partecipazione consapevole nel percorso diagnosi – terapia – guarigione –riabilitazione, rifiutando il vecchio e superato rapporto paternalistico.

Per questi motivi la nostra associazione, ADOCM Crisalide, ha inteso dare il suo contributo costruttivo e propositivo a questo problema,  richiamando su di esso l’attenzione di pazienti e professionisti, nel rispetto del principio di solidarietà, ed ha avviato un confronto – dibattito tra tutti i soggetti coinvolti.

Al convegno dello scorso anno,“Tumore al seno e sessualità”, segue quest’anno un ciclo di incontri, a partire dal prossimo 19 ottobre, con cadenza mensile, per affrontare argomenti di approfondimento sul problema, che vorremmo continuasse ad essere occasione di discussione e scambio di opinioni.

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